Se c'è una cosa che a Termini Imerese non si discute, è il Carnevale. È il più antico della Sicilia, e per la città non è un evento fra gli altri: è il momento dell'anno in cui Termini diventa sé stessa al massimo grado.
Da dove viene
Le origini risalgono ai primi dell'Ottocento, quando un gruppo di contadini del posto e alcune famiglie di origine napoletana — i cosiddetti Napuliti — che vivevano nel quartiere Sales e fuori Porta Palermo cominciarono a organizzare i primi festeggiamenti nelle proprie case. Da quelle feste private è nata, nel tempo, la macchina che oggi riempie le strade.
U Nannu e a Nanna
Le due maschere che reggono tutto sono figure di cartapesta nate alla fine dell'Ottocento per mano dei fratelli De Giorgi. U Nannu è l'antropomorfizzazione del Carnevale stesso: un vecchio dal volto rubizzo, giacca di damasco e bastone, che dal suo carro saluta la folla agitando un fazzoletto e distribuisce confetti, dolciumi e battute — spesso poco raffinate — al resto della popolazione.
È allegro perché non sa come va a finire. E finisce sempre allo stesso modo.
Il rogo
A chiusura del Carnevale il fantoccio del Nannu viene bruciato. Rappresenta il vecchio, il passato che deve essere distrutto perché possa cominciare qualcosa di nuovo: è il rito propiziatorio del falò, eredità diretta di antichi riti pagani, sopravvissuto sotto forma di festa popolare.
Chi lo vede la prima volta resta colpito dal contrasto: si è riso per giorni, e poi si sta in silenzio a guardare il fuoco.
I carri
I carri allegorici sono l'altra metà della festa. Sono costruiti in cartapesta, sono grandi, e come da tradizione carnevalesca prendono di mira la politica e la cronaca dell'anno. Sfilano per le vie della città, accompagnati dai gruppi mascherati.
Venirci a dormire
Nei giorni di Carnevale la città bassa e le vie delle sfilate sono chiuse o congestionate, e l'auto diventa un problema. Alloggiare nella parte alta, come alle unità di Holiday House Annunziata, significa poter scendere a piedi e risalire quando si vuole, senza dipendere dai parcheggi.
È anche un periodo dell'anno in cui Termini è viva ma non affollata di turisti: se cercate la Sicilia vera e non quella d'agosto, il Carnevale è una buonissima occasione.
Il quartiere dove tutto è cominciato
Vale la pena sapere da dove è partita la festa, perché è un dettaglio che si perde nelle guide. Le prime celebrazioni non nacquero in piazza ma in casa, nel quartiere Sales e fuori Porta Palermo, organizzate da contadini del posto e da famiglie di origine napoletana che vivevano lì. Solo dopo, col tempo, la festa è uscita dalle case e ha preso le strade.
È un'origine popolare in senso stretto, e si sente ancora: il Carnevale di Termini non ha l'impianto da spettacolo per turisti che hanno altre manifestazioni italiane. È una festa che la città fa per sé, e i visitatori sono benvenuti proprio perché non sono il motivo per cui la si fa.
Come si vive da fuori
Chi arriva senza conoscere la tradizione fa bene a informarsi su due cose: quali sono le giornate di sfilata e dove passa il percorso. Il resto si segue da sé — si sta per strada, si guardano i carri, si aspetta la sera. Il momento del rogo è quello che colpisce di più chi non se lo aspetta, perché arriva dopo giorni di allegria e ha un tono completamente diverso.
È anche un ottimo periodo per vedere la Sicilia costiera d'inverno: giornate spesso limpide, temperature miti, e una città che in quei giorni è al massimo della densità umana senza essere affollata di turismo organizzato.
Dormire nel centro storico di Termini Imerese
Tre unità indipendenti tra Via La Cova e Vico dei Trovatelli: un bilocale di 68 mq fino a 6 ospiti con terrazza vista mare e due monolocali di 28 mq. Cucina attrezzata, aria condizionata e self check-in dalle 14:00.