Le montagne delle Madonie che scendono verso la costa siciliana
Le Madonie scendono verso la costa tirrenica, alle spalle di Termini. Foto: Martin Teetz · Public domain · Wikimedia Commons

Termini Imerese ha una geografia fortunata: davanti il golfo, dietro le montagne. E le montagne, in questo caso, sono le Madonie — una delle aree naturali più importanti della Sicilia, che comincia praticamente dietro casa.

Il Monte San Calogero

La montagna che si vede dal Belvedere di Termini è il Monte San Calogero, e non è una vetta qualsiasi: segna l'inizio della catena delle Madonie, che da qui si allunga verso oriente in direzione di Messina e verso sud fino ai dintorni di Enna.

È il motivo per cui questa città sta esattamente dove sta: fra un porto naturale e una barriera montuosa, sopra sorgenti d'acqua calda.

Le strade della Targa Florio

C'è un dettaglio che agli appassionati di motori fa alzare la testa: dal 1906 al 1977 le strade di queste montagne hanno ospitato la Targa Florio, sul Circuito delle Madonie.

La partenza era a Floriopoli, dalle Tribune di Cerda — che ricadono nel territorio comunale di Termini Imerese. Da lì le auto salivano verso Cerda e Caltavuturo passando per il bivio di Sclafani Bagni. Il circuito ha avuto tre configurazioni: il Piccolo di 72 chilometri, il Medio di 108 e il Grande di quasi 149.

Percorrere oggi quelle strade in auto, piano, è un'esperienza strana e bellissima: sono strade normali, con curve normali, su cui per settant'anni si è corso ai limiti del possibile.

Le Tribune di Floriopoli sono ancora lì, riconoscibili, ed è uno di quei luoghi che i siciliani appassionati indicano con orgoglio. Prima di programmare una visita, verificate lo stato dell'area e l'accessibilità: il complesso è stato oggetto di progetti di recupero nel tempo.

Cosa c'è, salendo

Salendo verso l'interno si incontrano i borghi delle Madonie, ognuno con la sua cucina e le sue specialità — Polizzi Generosa, per esempio, è la patria dello sfoglio, la torta di pasta frolla con tuma, cannella e cioccolato di cui parliamo nella guida ai dolci siciliani.

Più vicino, a una ventina di chilometri, c'è Caccamo con il suo castello, che è la deviazione più semplice per chi ha solo mezza giornata.

Quando andarci

L'entroterra dà il meglio in primavera e in autunno, quando le colline hanno colore e le temperature permettono di stare fuori tutto il giorno. In estate è la fuga giusta per le giornate in cui il mare è mosso o si ha voglia di ombra.

Due paesaggi in mezz'ora

La cosa che colpisce di più, salendo, è la rapidità del cambio. Si lascia il golfo, si fanno pochi chilometri di curve, e il mare sparisce dietro le colline. Cambiano i colori, cambia la vegetazione, cambia perfino il modo in cui sono costruiti i paesi: sulla costa si guarda l'acqua, nell'interno ci si arrocca.

Per chi soggiorna a Termini questo significa poter alternare due vacanze diverse nella stessa settimana senza spostare i bagagli.

Il circuito, oggi

Le tre configurazioni del Circuito delle Madonie — il Piccolo da 72 chilometri, il Medio da 108 e il Grande da quasi 149 — attraversavano paesi e valli che oggi si percorrono normalmente in auto. Non c'è una segnaletica turistica continua, ma i nomi ricorrono: Cerda, Caltavuturo, il bivio di Sclafani Bagni.

Il modo giusto di affrontarle è l'opposto di quello per cui sono famose: piano, fermandosi spesso, guardando il paesaggio. Sono strade di montagna, con curve cieche e fondo variabile, e l'ammirazione per chi ci correva sopra a settanta all'ora di media cresce a ogni tornante.

L'entroterra delle Madonie è vasto: non è materiale per una mezza giornata. Se vi interessa davvero, mettete in conto una giornata intera e scegliete una direzione sola.

Dormire nel centro storico di Termini Imerese

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